tratto da leautonomie.it

di Matteo Barbero

Fra i ragionieri degli enti locali dilaga una sorta di sindrome ansiosa indotta dalla riforma 1.15 del PNRR e alimentata da una certa stampa incline al terrorismo psicologico e forse interessata a vendere i propri servizi.

Appartenendo alla categoria (dei ragionieri ovviamente) vorrei portare un piccolo decalogo di argomenti distensivi che possono essere utili anche ad inquadrare l’attività da svolgere per prepararsi all’account.

  1. La fase pilota non esige la perfezione. 

Il 30 giugno prossimo è il primo traguardo ma gli schemi di bilancio da elaborare non hanno alcun valore giuridico e rappresentano una sorta di esercitazione utile per inquadrare l’impatto del nuovo sistema e le tante problematiche che esso pone, ma senza necessità di risolvere tutto subito. Anche perché…

  1. La transizione sarà lunga.

L’accrual entrerà a regime non prima del 2030 (ma chi scrive scommette anche oltre e non solo per piccoli comuni e le unioni che oggi sono fuori dalla fase pilota). Quindi abbiamo tempo. Inoltre…

  1. Gli ITAS cambieranno ancora 

II corpus dell’accrual è ancora in evoluzione. A breve uscirà un nuovo ITAS 19 e forse un 20. E gli altri saranno certamente rivisti. Quindi anche da questo punto di vista nessuna fretta e nessuna ansia. Inoltre…

  1. La contabilità finanziaria rimarrà.

Quello che oggi è il sistema principale e per molti una coperta di Linus non verrà abbandonato a breve e probabilmente nemmeno dopo che l’accrual sarà a regime. Infatti sia la fase di programmazione che quella di previsione resteranno ancorati alla logica finanziarie. Anzi, se una cosa e auspicabile è che si possa ottenere qualche semplificazione. Per di più…

  1. A cambiare sarà essenzialmente il rendiconto.

Ma nemmeno così tanto perché avremo ancora un conto del bilancio cui continueremo ad affiancare un bilancio di esercizio come già oggi accade. Del resto è esattamente quello che la Commissione Arconet sostiene da tempo. Accrual sarà un’evoluzione della contabilità economica prevista dal dlgs 118/2011. Del resto…

  1. La matrice di correlazione cambierà pelle ma non sparirà.

I fatti gestionali resteranno gli stessi e la loro rappresentazione contabile nascerà finanziaria. Per cui la due contabilità dovranno parlarsi. Le scritture in partita doppia non dovranno essere innescate in automatico da quelle in partita semplice come oggi accade, ma saranno individuati altri automatismi all’interno dei processi.  L’analisi di questi ultimi, tanto pompata con i soliti, inutili accenti manageriali cui oggi siamo abitati, serve solo ad individuare i momenti di innesco. Tu chiamala se vuoi matrice di correlazione. Quindi…

  1. Fra il dare e l’avere 

Nessuno dovrà compilare mastrini. I software lo faranno per noi. Quindi anche chi non conosce perfettamente la partita doppia sarà aiutato dall’informatica. 

  1. Arriveranno linee guida per comparto

Sappiamo tutti che fra gli ITAS e la realtà operativa manca un elemento di connessione che dovrà essere definito. In termini pratici occorrerà che venga riscritto e aggiornato l’allegato 4/3 al dlgs 118/2011. E la stessa cosa dovrà avvenire per gli altri comparti. Quindi non saremo lasciati soli come oggi.

  1. Il patrimonio deve essere mappato a prescindere da  accrual 

È questo il cuore della riforma. Si e no. Mappare correttamente il patrimonio del proprio ente non è una questione di sistema contabile ma di buona amministrazione prima tutto. Concentriamoci su questo con calma e metodo e avremo fatto metà del lavoro.

  1. Forse arriveranno delle risorse.

Al MEF sono consapevoli che cambiare sistema contabile costa. Per cui lo Stato dovrà metterci dei soldi, altrimenti la riforma fallirà e non per colpa nostra. Nelle more non regaliamo soldi ai tanti Dulcamara che ci propongono le magnifiche sorti e progressive di gozzaniana memoria. 

Torna in alto