Leadership pubblica e intelligenza artificiale
Abstract [It]: Il contributo sostiene che l’intelligenza artificiale non elimina la leadership pubblica, ma ne trasforma il fondamento di legittimazione. Poiché l’IA comprime il valore del primato cognitivo del dirigente, la leadership si ricolloca come funzione di selezione dei fini, definizione dei criteri, organizzazione della supervisione umana effettiva, preservazione dell’intelligibilità della decisione e ricomposizione della responsabilità in filiere tecnico-organizzative complesse. La tesi è verificata anche attraverso il banco di prova degli enti locali italiani e mediante il confronto con i modelli francese, tedesco e nordamericano. Il problema centrale non è, dunque, se l’IA indebolisca il vertice amministrativo, ma se l’amministrazione sappia governare la mediazione algoritmica senza sacrificare legalità, imparzialità, motivazione e imputazione del potere.
Sommario: 1. Il problema: la leadership pubblica nell’amministrazione assistita da sistemi di IA. 2. L’antecedente storico: dalla burocrazia legale alla dirigenza manageriale, sino all’amministrazione data-driven. 3. La controtesi: l’intelligenza artificiale come fattore di depotenziamento della leadership pubblica. 4. Perché amministrare non equivale a ottimizzare: il limite dell’approccio meramente tecnico-cognitivo. 5. La metamorfosi della leadership: governo dei fini, architettura della decisione e supervisione effettiva. 6. La specificità pubblicistica del problema: legalità, imparzialità, motivazione, responsabilità. 7. Le criticità dell’amministrazione assistita da sistemi di IA: automation bias, opacità, deskilling, frammentazione della responsabilità. 8. Per una teoria della leadership pubblica come funzione di garanzia nell’assetto algoritmico. 8-bis. La prova degli enti locali italiani: programmazione nazionale, fragilità organizzativa e prime evidenze applicative. 9. Profili comparatistici: governo algoritmico e supervisione umana nei modelli francese, tedesco e nordamericano. 10. Ricadute ordinamentali e conclusive: il dirigente come garante del senso e dell’imputazione.

