28/09/2015 – L’impegno profuso dai dirigenti pubblici nella quotidianità

L’impegno profuso dai dirigenti pubblici nella quotidianità 

di LETTERA FIRMATA

Il Sole 24 OreDomenica, 27 Settembre 2015 

La stampa italiana, da tempo, incede nel rappresentare i dirigenti pubblici -tutti- come indolenti e poco inclini al cambiamento e saluta con enfasi le riforme efficientiste (almeno a parole) della Pa proposte dai vari governi, da almeno tre lustri. Questa rappresentazione – vista da un modesto dirigente comunale a tempo determinato – risponde poco alla realtà; nel senso che non tiene conto delle differenze fra centro e periferia, fra le condizioni lavorative di un dirigente ministeriale o anche regionale e le condizioni (ben più svantaggiate) di un dirigente di un ente territoriale.

Come pensate si possa fare una seria programmazione delle risorse (premessa di ogni efficienza), nonché una seria valutazione sui risultati, quando, sistematicamente, negli enti locali, si fanno i bilanci a metà anno ed oltre?

Come si pensa di costruire credibili budget di spesa e di entrata, quando, da un anno a un altro, cambiano tasse e tributi locali, vincoli di spesa e modalità di calcolo del patto di stabilità?

Come si può immaginare di assumere decisioni chiare e in tempi rapidi, quando sulla stessa norma, fra migliaia di norme confuse, dobbiamo misurarci con interpretazioni, spesso contrastanti, di magistratura amministrativa, magistratura contabile, circolari ministeriali e, sempre più di frequente, anche pareri dell’ Autorità anticorruzione, con il rischio sempre incombente della contestazione del danno erariale (ormai vero e proprio incubo del quotidiano agire)?

Com’ è possibile pretendere la maggiore digitalizzazione (auspicabile) della Pa, quando hai organici “anziani” che non puoi integrare con competenze più attrezzate e quando la legge impone di digitalizzare a “costo zero”, mentre mediamente i Comuni hanno computer, reti, server da ammodernare e sostituire, quindi sarerebbero necessari investimenti significativi, perché i risparmi di spesa – che si sono fatti – non bastano per ottenere efficientamento dei propri strumenti informatici?

Come pensate che un dirigente possa esercitare il ruolo di “datore di lavoro”, che organizza al meglio il personale e premia il merito, quando deve districarsi in mezzo a norme di legge, contratti di lavoro, relazioni sindacali, sentenze che, spesso, rendono anche il solo spostamento di una persona un’ impresa improbabile?

Queste sono le condizioni in cui ci troviamo a lavorare. Qui stanno i nodi che andrebbero sciolti e che la recente riforma della Pa al momento sfiora appena o ignora del tutto. Antonio Pileggi Dirigente (a contratto) Comune Monsummano Terme (PT)

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