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La violenta lotta alla burocrazia. E poi?

"... si annuncia una violenta lotta alla burocrazia: una violenta lotta – traduco - a quelle donne e quegli uomini che servono lo Stato. Ai burocrati: nobile termine per indicare chi negli uffici cerca di far quadrare il cerchio e garantire la tutela dell’interesse generale."

La violenta lotta alla burocrazia. E poi?

Blog post del 12/04/2014 di Alfredo Ferrante

Verba volant, dicevano i latini: le parole volano. Vero, ma non è mai una buona scusa per (s)parlare in libertà: i messaggi che si nascondono dietro le complesse costruzioni delle parole bucano, scavano, entrano nell’immaginario e sedimentano, fino a riprodurre modelli di pensiero e comportamento. Gli ultimi venti anni di storia Italiana ci hanno insegnato qualcosa, a questo proposito. Ecco perché assisto con crescente disagio alla inarrestabile escalation della vulgata renziana in materia di pubblica amministrazione e dirigenza pubblica. Un disagio che è strettamente connesso alla prudenza ed al pudore che sono familiari per chi si sente parte delle Istituzioni e che, allo stesso tempo, si sente sempre più estraneo ad un modello comunicativo ed un linguaggio improntato alla ossessiva ripetizione di messaggi brutali che si concretizzano, nella visione del Presidente del Consiglio, nella culpa maxima della dirigenza pubblica di questo Paese: bloccare l’Italia e portarla alla catastrofe. Non era sufficiente l’immaginifica palude in cui funzionari e dirigenti sguazzano allegri mentre le famiglie affogano. Non bastava l’ardore con cui si annunciava che finalmente cominciava a pagarechi non aveva mai pagato (sic!). No. Serviva la classica ciliegina sulla torta, a sacro suggello della guerra santa che i nuovi salvatori della Patria conducono lancia in resta contro chi rema contro, i gufi, i rosiconi: i disfattisti, insomma, che non si rassegnano al nuovo che avanza impetuoso. Ecco che, quindi, si annuncia una violenta lotta alla burocrazia: una violenta lotta – traduco - a quelle donne e quegli uomini che servono lo Stato. Ai burocrati: nobile termine per indicare chi negli uffici cerca di far quadrare il cerchio e garantire la tutela dell’interesse generale. A coloro ai quali, tuttavia, viene strappato il rango di cittadini Italiani per spersonalizzarli in una massa gelatinosa che avviluppa cittadini ed imprese: il Blob, lo sappiamo, è un mostro, ed in quanto tale va annientato senza rimorso.

Da uomo delle istituzioni sono allibito. Sono allibito che il Capo del Governo di un grande Paese utilizzi un linguaggio del genere e perseveri scientemente in una irresponsabile azione di vera e propria propaganda contro lavoratrici e lavoratori del settore pubblico. Sono allibito della sostanziale indifferenza dei media e delle opinioni pubbliche di fronte a certi toni. Non sorpreso, tuttavia. Tutto fa brodo: i manager, i dirigenti, i funzionari, la burocrazia. Senza distinguere troppo, senza capire a fondo cosa, chi e come: s'ha da correre adesso. La crocefissione è quotidiana, portata avanti con implacabile efficienza da una folta schiera di allineati cloni del renzismo: giovani, sbrigativi, impazienti. Siamo davanti ad un inaudito attacco a tutto ciò che è pubblico, che non ha precedenti nella storia Italiana e che mette forzatamente sullo sfondo ogni tentativo serio di ragionamento sul dove intervenire non solo per eliminare sprechi ed inefficienze ma, soprattutto, per fare della P.A. una delle leve grazie alle quali contribuire al rilancio del sistema Paese. Tutt’altro: si lanciano slogan irresponsabili in pasto ad una comunità stremata dalla crisi e che ha fame di colpevoli per la situazione in cui versa. E questi colpevoli non sono i Fiorito che hanno dilapidato milioni di euro di soldi pubblici, o gli evasori che sfacciatamente rubano futuro ai loro concittadini o, ancora, le mafie che strangolano pezzi di Paese. No. Sono coloro che, imbastarditi da una politica insaziabile, questo Paese lo hanno portato avanti. E che, fra mille difficoltà e contraddizioni, hanno avuto la schiena dritta per dire quei no che non hanno fatto andare il tavolo a gambe all’aria. Nessuna visione di riforma strutturale che miri a far funzionare meglio la macchina dello Stato, ascoltando magari quei dirigenti che sono sul pezzo e che conoscono bene le difficoltà con cui fanno i conti per mandare avanti gli uffici. Serve far cassa: e per far questo occorre mettere all’indice i paria. Zitti e buoni in un angolo: privati della dignità di lavoratori prima ancora che del portafoglio. Lo dico chiaro e forte: da servitore dello Stato rigetto senza appello ogni burlesque demagogico e ogni violenza verbale. Dal mio Presidente del Consiglio mi aspetto molto di più, molto di meglio. La lotta violenta alla burcocrazia, quindi. E poi, mi chiedo? Che altro? Se questo è il quadro dato, la risposta è e resta sempre una sola: la forza della Costituzione, per il quale ogni impiegato pubblico è all’esclusivo servizio della Nazione. Lo so: è un concetto d’altri tempi, per altre donne e altri uomini, per altre ambizioni. Ma è e resta il nostro. 

 

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Vi hanno detto che è bene vincere le battaglie? | Io vi assicuro che è anche bene soccombere, che le battaglie sono perdute nello stesso spirito in cui vengono vinte. || Io batto i tamburi per i morti, | per loro imbocco le trombe, suono la marcia più sonora e più gaia. || Gloria a quelli che sono caduti! | A quelli che persero in mare le navi di guerra! | A quelli che scomparvero in mare! A tutti i generali che persero battaglie, e a tutti gli eroi che furono vinti! | A gli infiniti eroi ignoti, eguali ai più sublimi eroi famosi.

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