tratto da corteconti.it - articolo della redazione

La Corte dei conti apre a un criterio più flessibile sui compensi nelle società partecipate

Con la deliberazione n. 9/SEZAUT/2026/QMIG, la Sezione delle autonomie della Corte dei conti interviene su un tema da tempo problematico: la determinazione dei compensi degli amministratori nelle società controllate da regioni ed enti locali. La decisione è importante perché riconosce che, in presenza di un costo storico 2013 assente o sostanzialmente irrisorio, l’amministrazione controllante può individuare un parametro diverso, purché la scelta sia sorretta da precisi indicatori dimensionali e da una motivazione rigorosa.

Il punto centrale del pronunciamento è il superamento di un’applicazione meccanica e ormai in parte anacronistica del vincolo legato alla spesa storica. La Corte osserva che il regime transitorio, pensato come temporaneo, si è prolungato per oltre dieci anni e rischia di produrre effetti distorsivi, soprattutto quando la società abbia subito trasformazioni profonde nell’oggetto sociale, nella governance o nella struttura organizzativa.

Il senso dell’apertura

L’apertura della Corte non va letta come una liberalizzazione dei compensi, ma come un tentativo di riportare la disciplina entro coordinate di ragionevolezza, proporzionalità e buon andamento. In altre parole, non basta invocare la mancanza o l’inadeguatezza del dato storico: occorre dimostrare che la società, per effetto di vicende sopravvenute, è divenuta sostanzialmente diversa rispetto al 2013.

In questo quadro, la Corte indica anche i criteri da seguire per la quantificazione dell’emolumento: volume d’affari, patrimonio netto, utile, complessità dell’incarico, responsabilità assunta, professionalità richiesta e confronto con compensi analoghi nel mercato di riferimento. Resta comunque fermo il limite massimo complessivo previsto dall’ordinamento, a tutela dell’equilibrio finanziario e della corretta gestione delle risorse pubbliche.

Impatto pratico

Per gli enti locali, il messaggio è chiaro: la determinazione dei compensi non può più essere affidata a un automatismo fondato su dati storici spesso obsoleti, ma deve essere il risultato di una valutazione concreta e documentata. Per le società partecipate, invece, la pronuncia può rappresentare uno strumento utile per attrarre professionalità adeguate, senza sacrificare i vincoli di contenimento della spesa.

La Corte, in sostanza, suggerisce un equilibrio nuovo tra rigore contabile e funzionalità amministrativa, richiamando anche l’urgenza di una disciplina a regime che superi definitivamente la logica transitoria del sistema attuale.

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