tratto da federalismi.it

Abstract [It]: Il contributo analizza la complessa e controversa riforma della cittadinanza italiana introdotta con l’art. 3-bis del d.l. 36/2025 (conv. in l. 74/2025), che deroga al principio della trasmissione illimitata iure sanguinis stabilendo che i nati all’estero in possesso di altra cittadinanza siano considerati come se non avessero mai acquistato quella italiana, salvo il ricorso di specifiche condizioni temporali o di fatto. Il contributo ripercorre l’iter giurisprudenziale della Corte costituzionale — focalizzandosi in particolare sulla sentenza n. 63/2026 e sulla successiva ordinanza n. 147/2026 — e la decisione di quest’ultima di disporre un rinvio pregiudiziale ex art. 267 TFUE alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Mentre la Consulta ha qualificato la misura come una “preclusione originaria all’acquisto” (escludendo la figura della revoca o della perdita e giustificando la riforma con l’esigenza di salvaguardare il legame effettivo – genuine link – tra cittadino e comunità nazionale in coerenza con la giurisprudenza europea Commissione c. Malta), nel contributo sono evidenziati i dubbi di compatibilità con gli artt. 9 TUE e 20 TFUE. Sotto il profilo sostanziale, infatti, la norma produce effetti pregiudizievoli analoghi a una privazione dello status, sollevando interrogativi in merito al principio di proporzionalità, al legittimo affidamento e alla tutela dei diritti di cittadinanza europea.

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