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01/02/2016 - Dove sono finiti i dipendenti provinciali? Tutto bene, madama la marchesa

tratto da rilievoaiaceblogliveri.wordpress.com

Dove sono finiti i dipendenti provinciali? Tutto bene, madama la marchesa

 

Per il Corriere della Sera la botta inferta alla fallimentare e devastante riforma delle province da parte della Corte costituzionale con la sentenza 10/2016 era proprio insopportabile.

Come rimediare, dunque, per oscurare la pronuncia della Consulta e magnificare, invece, gli straordinari esiti della grande riforma?

Con un articolo a firma di Lorenzo Salvia, che rassicura: tutto è a posto, è andata benissimo. Infatti, l’autore verga: “Quella che è stata fatta, quindi, è stata davvero la più grande operazione di mobilità della storia d’Italia“!

Peccato che l’intento del legislatore consisteva nello spostare entro marzo 2015 i dipendenti addetti ai servizi, insieme con i servizi stessi dalle province ad altre amministrazioni, così da non disperdere le forze di erogazione.

Invece, è successo che la diaspora o transumanza dei dipendenti provinciali è stata effettuata letteralmente a casaccio e, come è noto a tutti, ben oltre la data del marzo 2015, tanto è vero che il processo è ancora in corso e durerà praticamente ancora per tutto il 2016.

Lo stesso Salvia, nel fare la contabilità della mobilità indirettamente (ma inconsapevolmente) conferma la gestione dilettantesca del processo, ricordando che:

  1. 6.700 dipendenti sono passati alle regioni, conservando lo stipendio che percepivano nelle province. Il Salvia non ha spazio per sottolineare che tutti urlavano “al lupo al lupo” per il pericolo della crescita della spesa pubblica sottostante al trasferimento dei provinciali verso le regioni, dovuto al fatto che gli stipendi regionali sono più alti e, dunque, quelli dei provinciali si sarebbero adeguati. Non era vero niente. E sarebbe stato perfettamente possibile riformare le province assegnando le funzioni di area vasta alle regioni, dando poi loro modo di ordinare circoscrizioni infraregionali per regolare i servizi. Ci sarebbero voluti pochissimi mesi.
  2. Altri 6.200 mila dipendenti, quelli dei centri per l’impiego, passeranno alla nuova Agenzia per le politiche attive del lavoro. Ma la cosa deve essere ancora formalizzata“. Dunque, il Salvia stesso conferma che “la più grande operazione di mobilità della storia d’Italia” è tuttt’altro che compiuta, ma, che volete, sono dettagli;
  3. Poi ci sono i poliziotti provinciali, circa 2.500: si era pensato di farli passare nel Corpo forestale, che però sta per traslocare a sua volta verso l’Arma dei carabinieri. Alla fine resteranno dove sono, anche perché una legge vieta alle Regioni di istituire una corpo di polizia“. Come dire, dunque, che alla “più grande operazione di mobilità della storia d’Italia” sono mancati all’appello oltre il 10% dei dipendenti provinciali da trasferire, che sono rimasti di conseguenza nelle province, sballottati come pacchi postali. Qui occorrerebbe una chiosa di Checco Zalone;
  4. Un aiuto, poi, è arrivato dai pre pensionamenti: 2 mila dipendenti delle province hanno lasciato il lavoro prima del previsto“. Vabbè, non sono prepensionamenti e, comunque, si tratta di una riduzione secca del 10% della forza lavoro impiegata presso i servizi erogati dalle province che nessuno sarà più in grado di colmare;
  5. soprattutto, ancora a 2016 ormai inoltrato restano ancora i famosi 1957 dipendenti che  “la più grande operazione di mobilità della storia d’Italia” ancora, dopo un anno e passa, non è stata capace di mandare in mobilità verso altre amministrazioni

Il Governo, come ricorda il Salvia, intende estendere l’esperienza di questa  “più grande operazione di mobilità della storia d’Italia” alle mobilità dei dipendenti delle società partecipate. Perchè, di operazioni fallimentari si fa tesoro, ma non per correggerne gli errori, bensì per ripeterle.

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