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31/08/2015 - indirizzi da chiarire nella selezione dei dirigenti

un articolo di Marco Mordenti e Pasquale Monea tratto da Il Sole 24Ore di oggi.

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Indirizzi da chiarire nella selezione dei dirigenti.

La riforma della Pa approvata prima della pausa estiva si pone l’obiettivo, certamente condivisibile, di superare alcune rigidità del passato in favore di una dirigenza più responsabilizzata rispetto ai programmi da realizzare. Tuttavia, la legge delega eccede per alcuni versi rispetto agli obiettivi prefissati e crea le condizioni per una dirigenza pubblica troppo permeabile alle vicende della politica, dunque ancora una volta non in grado di raggiungere risultati ottimali, seppure per ragioni diametralmente opposte a quelle che ci hanno finora condizionato.

Flessibilità e autonomia

Lo spoil system, previsto in precedenza solo per alcune limitate categorie, tra cui i segretari comunali, viene esteso a tutta la dirigenza, con effetti di dubbia costituzionalità in termini di precarizzazione degli incarichi e di sovraesposizione alla politica. Mancano sostanzialmente i checks and balances che contraddistinguono lo stesso sistema americano, nel quale la temporaneita? della prestazione viene legata alla valutazione della performance.

Si pone l’esigenza, in sede di esercizio della delega, di contemperare il principio di flessibilità con la necessità di assicurare l’autonomia dirigenziale, a cominciare dalla fase di accesso agli incarichi; in particolare, occorre definire aree specifiche di competenze, per ciascun profilo professionale, in modo da favorire una selezione meritocratica ed efficace. In soldoni, un laureato in viticoltura non può dirigere il servizio informatico: a noi pare scontato, ma la riforma è piuttosto ambigua su questo punto e si presta a pericolose scorciatoie.

Quale dirigente apicale negli enti locali

In questo contesto si colloca la disciplina sulla nuova figura del dirigente apicale degli enti locali, che subentra al “segretario comunale” ereditandone i compiti di attuazione dell’indirizzo politico, di coordinamento dell’attività amministrativa e di controllo della legalità. È del tutto evidente che tale ruolo deve essere affidato a un soggetto in possesso di tutte le competenze multidisciplinari necessarie, di natura sia giuridica che gestionale, acquisibili solo grazie a un titolo idoneo e ad una adeguata esperienza in ruoli di coordinamento generale presso gli enti di fascia corrispondente o appena inferiore (come avveniva finora per i segretari).

Pertanto, come richiesto dall’Anci nel corso delle audizioni, i decreti delegati dovranno favorire una scelta più flessibile ma non aperta in modo indiscriminato, e questo per almeno due ordini di ragioni:

il dirigente apicale deve avere la professionalità necessaria per contribuire al ripristino del principio di “legalità” nelle amministrazioni pubbliche;

il dirigente apicale deve avere una conoscenza approfondita della macchina amministrativa e delle sue procedure, condizione imprescindibile per assicurare un efficace coordinamento degli uffici e, quindi, servizi efficienti.

Il nodo dei Comuni maggiori

Tali considerazioni valgono, a maggior ragione, per i Comuni con popolazione superiore a 100mila abitanti e per le Città metropolitane, laddove la legge consente invece di ricorrere ad una figura apicale esterna, con una possibile proliferazione di incarichi scarsamente meritocratici (come dimostrano alcune recenti esperienze in tema di incarichi fiduciari). Questa spiccata inclinazione del nostro legislatore appare del tutto incomprensibile, specie se paragonata con la vicina esperienza francese nella quale l’accesso dal settore privato avviene – in modo più proficuo e trasparente - attraverso una quota del corso-concorso nazionale.

Non a caso un ordine del giorno, accolto dal Governo, impegna quest’ultimo nell’esercizio della delega legislativa a definire requisiti stringenti per l’accesso alla dirigenza apicale. La delega, in definitiva, rappresenta l’ultima possibilità per introdurre nella riforma le necessarie garanzie per una direzione moderna dell’ente locale, sotto il duplice profilo della legalità e della efficienza, in modo da non vanificare questo importante processo di cambiamento.

Il Sole 24 Ore – 31 agosto 2015 

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