Appunti in merito alla discussione sulla nuova legge elettorale. Stabilità ‘temporale’ o stabilità di ‘intenti’ delle forze politiche sul sistema elettorale?
Non c’è pace per il sistema elettorale italiano. Dopo il 1993 e quasi cinquant’anni di continuità contrassegnati da un proporzionale sostanzialmente puro, non c’è più stato un decennio che non sia stato caratterizzato da un cambiamento, sempre assai significativo. Siamo così passati dalle leggi 276 e 277/1993 (Mattarellum) – un sistema misto che assegnava i tre quarti dei voti con il maggioritario e un quarto con il proporzionale – alla legge 270/2005 (Porcellum) che introdusse, sul perno di un proporzionale, il premio di maggioranza del 55% dei seggi alla Camera e l’idea della “coalizione” senza nessuna soglia da raggiungere – alla legge 52/2015 (Italicum) caratterizzata sia per il fatto di valere per la sola Camera dei deputati e sia dal superamento dell’idea di coalizione con un sistema proporzionale con premio di maggioranza al 40% ed eventuale ballottaggio – alla legge 165/2017 (Rosatellum) che è ritornata all’idea delle coalizioni e ad un sistema misto, senza premi di maggioranza e con una quota maggioritaria del 37% e una proporzionale del 61%. In mezzo, ma senza mai essere state applicate in una consultazione elettorale, vanno annoverate anche il Consultellum I (scaturita dalla sentenza 1/2014 della Corte costituzionale) e il Consultellum II (esito della sentenza n. 35/2017). Quattro riforme politiche in 33 anni, anzi 5, se, come pare, anche quella attualmente in fase di discussione al Senato – sarà votata entro ottobre – in media una ogni 6 anni e mezzo. Dal 1994 nessuna legge elettorale è stata utilizzata per più di tre tornate elettorali, mentre sino al 1993 ben 11 competizioni elettorali si sono svolte sotto la stessa legge. Sotto le leggi elettorali del 1993 si sono infatti svolte le elezioni del 1994 (due governi: Amato e Ciampi); quelle del 1996 (tre governi: Prodi, D’Alema e Amato) e quelle del 2001 (governo Berlusconi III). La legge del 2005 ha retto le elezioni del 2006 (governo Prodi II); quelle del 2008 (due governi: Berlusconi IV, Monti); quelle del 2013 (tre governi: Letta, Renzi, Gentiloni). Il Rosatellum è stato utilizzato nelle elezioni del 2018 (tre governi: Conte I, Conte II, Draghi) e in quelle del 2022 (ad oggi un solo governo guidato da Meloni).
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