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abolizione dei segretari comunali - bertagna

Mi avevano portato “in gita” in Comune e quando sono entrato nel suo ufficio ricordo benissimo che ho respirato l’idea della Repubblica Italiana. Mi è sembrato il custode di tutto un sistema.

L’abolizione della figura del segretario comunale

03.05.2014 - Gianluca Bertagna

 

Qualche giorno fa mi hanno detto che il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, mi aveva scritto. Pensavo di trovarmi la letterina tra le mail, ma per ora, sono dovuto andarmela a scaricare[1]. Ho aperto il file e mi sono trovato davanti ben quattro pagine: nessuna intestazione, nessuna grafica e un carattere “Comic Sans” (probabilmente il più istituzionale del momento).[2]

Ho subito pensato, con un sorriso e senza alcuna presunzione di superiorità, al mio operaio di ritorno da una esumazione al cimitero, pronto a correre a casa per digerirsi le quattro pagine del Presidente. Poi ho fatto qualcosa di più stimolante: le ho lette.

“Vogliamo fare sul serio!”. Finalmente qualcuno che mi dà il pizzicotto e mi sveglia dicendomi: finora abbiamo scherzato. Io l’ho sempre detto: la statua, al nostro pensionamento, non ce la farà nessuno. Era uno scherzo. Lo sapevo. Tutti i giorni al lavoro. Era uno scherzo, suvvia. Ora facciamo sul serio.

E poi arriva la sfilza di proposte per cambiare la pubblica amministrazione. Chiedono a noi, dipendenti pubblici, cosa ne pensiamo. Allora, facciamo così. Giusto per fare un esempio. Uno solo.

Partiamo da questo.

Facciamo finta di essere un agente di polizia locale. Tutto il giorno in strada a litigare con il tempo, con lo smog, con i cittadini. Poi torniamo in ufficio, un po’ di alterchi anche con i colleghi. Orari da rispettare, indennità da percepire, tensioni da gestire. Ma anche cose belle: la certezza di un lavoro al servizio di una comunità, un ruolo di visibilità, l’impegno per la sicurezza.

Oppure, facciamo finta di essere un assistente sociale. Incontriamo i cittadini in difficoltà economiche, troviamo soluzioni, litighiamo con gli amministratori per trovare soldi in bilancio. Coi colleghi portiamo avanti il nostro modo di lavorare, forse confusionario e poco razionale.

E ancora: facciamo finta di lavorare all’ufficio personale. Le buste paga, tanti adempimenti, le rivendicazioni sindacali, le mediazioni, i Pa04, e chi ha più ne metta.

Ecco, fermiamoci qui: un agente di polizia locale, un assistente sociale, un esperto di personale. Ora mettiamoci a leggere la lettera del Presidente del Consiglio. E proviamo ad immaginare che, ad un certo punto, vi sia scritto:

-abolizione della figura dell’agente di polizia locale

-abolizione della figura dell’assistente sociale

-abolizione della figura del responsabile del personale.

Che ne dite? Un po’ male ci rimarremmo no? Anche perché non è che ci stanno licenziando, stanno semplicemente ipotizzando (sono proposte quelle di Renzi, neh?) che di determinate professionalità, di anni di impegno, di dedizione, ecc. ecc. se ne può fare a meno. Non si rivolge a noi come persone, ma a noi come “figure” professionali. C’è molto di più rispetto ad un “fannullone” dietro ai nostri ruoli, ai nostri compiti, ai nostri doveri istituzionali…

Eppure, nella lettera, ad un certo punto c’è scritto: abolizione della figura del segretario comunale. E questo è scritto veramente, ora non stiamo più immaginando con degli esempi.

Ora, non voglio star qua a fare considerazioni sull’evoluzione del ruolo e dei compiti dei segretari comunali e provinciali, non voglio parlare di colpe e di meriti e non voglio né accusare né difendere. Ne conosco e ne ho conosciuti tantissimi. Il primo quando ero alle elementari. Mi avevano portato “in gita” in Comune e quando sono entrato nel suo ufficio ricordo benissimo che ho respirato l’idea della Repubblica Italiana. Mi è sembrato il custode di tutto un sistema. Poi i ruoli sono cambiati, ci sono state revisioni delle competenze e delle professionalità. C’è stato il periodo delle direzioni generali facili e quello delle convenzioni. Ma, come detto, non giudico quanto è accaduto.

Voglio solo fermarmi su una lettera del Presidente del Consiglio indirizzata a tutti i dipendenti pubblici (segretari comunali compresi) in cui c’è scritto sommariamente: abolizione della figura del segretario comunale.

Semplicemente, questo, non mi sembra il modo per fare “le rivoluzioni”. Ci vuole un minimo di umanità (tra i termini da usare mi vengono in mente: “sensibilità”, “gentilezza”, “attenzione”, “costituzionalità”, ma poi quello di “umanità” mi sembra il più indicato) nel fare le cose, tanto più le rivoluzioni. E, ovviamente, non vale solo per i segretari comunali.

Poi, fermiamoci su una parola: “abolizione”. Ma cosa vuole dire? Cosa succede ai segretari? Cosa faranno, dove andranno? Ma anche: come saranno gestiti i comuni? Cosa cambierà? A chi saranno assegnate le competenze?

Boh, a me, sia nel modo che nel merito, sembra che una riga scritta così sia più una fucilata che una rivoluzione. E, se posso dire, ci vedo anche un po’ di cattiveria.

Staremo a vedere.

 


[1] http://www.governo.it/GovernoInforma/Documenti/lettera_dipendenti_pubblici.pdf

[2] Provate ad immaginare la scena. Renzi che scrive la lettera e poi è lì di fronte al dubbio su quale carattere utilizzare… e tra i migliaia a disposizione sceglie “Comic Sans” per comunicare istituzionalmente con i dipendenti delle pubbliche amministrazioni.

 

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