tratto da leautobnomie.asmel.eu - a cura di Luigi Oliveri

Il Piao dovrebbe avere lo scopo di fissare in modo coerente ed unitario una serie di elementi necessari alla programmazione: il valore pubblico da conseguire, le modalità di ottenimento dei risultati connessi agli obiettivi, il programma dei fabbisogni di personale, la disciplina anticorruzione, la regolazione del lavoro agile, le modalità dei processi formativi.

E’ evidente la necessità di adottare questo complesso programma ad inizio anno, visto che si tratta di strumenti necessari ad orientare la gestione nel corso del resto dell’annualità. Non è un caso che la disciplina generale preveda il 31 gennaio di ogni anno quale termine per l’adozione del Piao.

Però, per gli enti locali l’articolo 8, comma 2, del DM 132/2022 stabilisce che “In ogni caso di differimento del termine previsto a legislazione vigente per l’approvazione dei bilanci di previsione, il termine di cui all’articolo 7, comma 1 del presente decreto, e’ differito di trenta giorni successivi a quello di approvazione dei bilanci“.

Poichè anche per il 2023 è stata già adottata la consueta decisione di far slittare il termine per l’approvazione dei bilanci al 31 marzo, il Piao, se andrà bene, lo si vedrà ad aprile, al netto di ulteriori e probabilissimi ulteriori rinvii. E siccome sul Piao incombono anche fitte relazioni sindacali (si pensi al confronto necessario per i profili professionali da determinare coi fabbisogni, alla fissazione delle regole per il lavoro agile ed al programma della formazione), si debbono calcolare altri 30-40 giorni per poterlo avere pronto ed efficace: siamo già a maggio. Ma, maggio, fino a prova contraria, non è inizio anno. Nè la disciplina anticorruzione, che ha termini tutti propri, può stare ad aspettare.

Anche per il 2023, quindi, il Piao invece di essere una semplificazione, costituirà una palla al piede, di dubbia utilità, per la semplice ragione che chi lo ha disciplinato non ha considerato in modo dovuto l’incastro dei vari termini normativi delle sezioni che lo compongono e, soprattutto, l’incastro con i bilanci.

Molto meglio, a questo punto, sarebbe stato restare come si era. Ma, occorreva dare alla Ue l’impressione di un accorpamento e semplificazione della programmazione. Solo chi guardi le cose da lontano, o con distrazione, o con gli occhi dei media generalisti, però, può essere convinto che l’impressione corrisponda alla realtà.

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