13/0/2016 – Sanremo. «Furbetti del cartellino», al Comune il primo round della battaglia legale

«Furbetti del cartellino», al Comune il primo round della battaglia legale

 
 
12/08/2016 – GIANNI MICALETTO – SANREMO

 

Ricorso infondato. Così il giudice del lavoro Enrica Drago ha respinto la richiesta di annullamento del licenziamento di uno dei 32 «furbetti del cartellino» al centro dell’inchiesta della Guardia di finanza (con il coordinamento della Procura) che ha scatenato un terremoto a Palazzo Bellevue. È il primo verdetto dopo la raffica di provvedimenti che ha colpito i dipendenti comunali «infedeli». Una vittoria piena per la linea della fermezza assunta dall’ente, in particolare dal segretario generale e dirigente del personale Concetta Orlando. Il lavoratore in questione, Maurizio Bolla, assegnato all’ufficio notifiche, non solo si è visto negare la possibilità di tornare in servizio ma è stato pure condannato a pagare le spese giudiziarie: 3.713 euro.  

La legge gli consente di presentare ricorso entro 30 giorni. Quello di Bolla era il primo caso già discusso in Tribunale. Ne sono seguiti altri due e un quarto è in itinere. Già, perché sono soltanto una manciata i ricorsi notificati finora al Comune. Ma altre mosse si attendono dalla pattuglia di legali impegnata nel tentativo di trovare delle crepe nei provvedimenti drastici adottati dall’Ufficio per i procedimenti disciplinari (Upd), rappresentato dalla stessa Orlando. Che è finita nel mirino degli avvocati (e non solo) per il suo duplice ruolo di dirigente del personale, e quindi a capo dell’Upd, e responsabile della prevenzione della corruzione. Tanto che nel ricorso è stata tirata in ballo la sua presunta «incompatibilità». Ma il giudice scrive che la legge 190/2012 (quella sull’anticorruzione) «non vieta affatto la sovrapposizione» delle due figure. Così altre norme. Inoltre, viene ricordato il «nulla osta» dell’Autorità nazionale anticorruzione rilasciato nel novembre scorso su parere richiesto dal Comune. Bocciata pure la tesi dell’inutilizzabilità della «documentazione raccolta» nel corso dell’indagine in quanto l’Amministrazione non avrebbe potuto disporre i controlli (con telecamere spia) «utilizzando un soggetto esterno». Ad agire è stata la Finanza, autorizzata dalla Procura, e il controllo «non aveva ad oggetto l’esercizio delle prestazioni lavorative in quanto tali, ma la verifica dell’uso fraudolento dei sistemi di rilevamento della presenza, e quindi la violazione di obblighi extracontrattuali penalmente rilevante».  

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