10/08/2016 – Segnali preoccupanti di intolleranza Il Ministro Boschi disprezza l’elettorato che vota NO

Segnali preoccupanti di intolleranza

Il Ministro Boschi disprezza l’elettorato che vota NO

di Salvatore Sfrecola

 

“Chi propone di votare no al referendum e buttare via due anni di lavoro in Parlamento, vuol dire che non rispetta il lavoro fatto dal Parlamento”. Lo ha detto il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, alla presentazione della rivista ‘Strade’ dedicata alle ragioni del Sì per il referendum costituzionale. Il Ministro, infatti, ha sottolineato che in Parlamento “c’è stato un dibattito vero” e che la riforma è stata “votata democraticamente. Noi – ha sottolineato – abbiamo scelto di rispettare l’art. 138 della Costituzione e non abbiamo scelto strade alternative, gruppi ristretti o assemblee costituenti”, mettendo anche in evidenza che “i parlamentari hanno votato 120 modifiche rispetto al testo portato dal governo. Ora con i referendum – ha ricordato – questa scelta del Parlamento può essere votata dai cittadini. Siamo tutti noi a dire Sì o No al cambiamento che stiamo proponendo al Paese”.

“Stavolta credo che potremo riuscire a cambiare passo con il Sì al referendum. L’appello fatto dal governo è per un voto che riguarda il futuro del Paese. Non per i prossimi sei mesi ma per i prossimi trent’anni”, ha proseguito il ministro. “A prescindere dalla simpatia o dall’antipatia che si può avere per questo governo – ha aggiunto – si tratta di un voto per la democrazia e per le prossime generazioni del nostro Paese. Mi auguro che nel 2026 non si debba ancora discutere dell’ennesimo tentativo non andato a buon fine”.

“Non è la riforma ideale ma per i suoi pregi è positiva e fa fare passi avanti al Paese”, ha ammesso. “Inoltre – ha spiegato – incide anche economicamente, può essere la base per lo sviluppo del Paese e per il miglioramento dei nostri conti. E non solo per i risparmi che oggettivamente ci sono, 500 milioni di risparmio ogni anno come dice la Ragioneria dello Stato”.

Ho voluto riportare integralmente il passo di huffingtonpost.it con la sola eccezione del termine “ministra”, che a me non piace, per dar conto di una impostazione che, sulla bocca di un membro del governo, dimostra ignoranza ed intolleranza gravissime per le regole della democrazia. Ignoranza perché una persona laureata in giurisprudenza dovrebbe sapere che il referendum in tutte le sue forme è espressione di democrazia diretta con la quale le costituzioni attuano una forma di controllo, affidata al popolo, delle decisioni assunte in Parlamento dai rappresentanti di quello stesso popolo. In sostanza il referendum è teso a verificare l’esistenza dell’assonanza tra popolo e parlamentari. È, pertanto, uno strumento di democrazia nei confronti del quale occorre rispetto, il massimo rispetto.

È, dunque, il Ministro Boschi a mancare di rispetto nei confronti degli italiani chiamati dalla Costituzione a votare. Una mancanza di rispetto intollerabile.

Ma vi è di più, come dicono gli avvocati quando in una memoria di costituzione in giudizio vogliono insistere su un concetto che ritengono dimostri la validità della loro tesi. Quella legge di revisione costituzionale è stata votata non “con larga maggioranza”, come sostengono i documenti del comitato per il SÌ, perché si può definire “larga” solamente “se la legge è approvata nella seconda votazione di ciascuna delle Camere a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti”, come si legge nell’art. 138, comma 3, della Costituzione. Quindi non solamente una questione di diritto, perché è evidente che un’uscita come quella del Ministro Boschi, incompatibile con un ruolo istituzionale, è anche la dimostrazione che la tensione sale e salgono le preoccupazioni per le previsioni non proprio favorevoli alla scelta del SÌ raccolte dagli istituti di rilevazioni demoscopiche.

In ogni caso sarebbe auspicabile un intervento del Presidente della Repubblica perché la campagna referendaria, pur nella naturale vivacità del dibattito e delle polemiche che lo accompagneranno, mantenga comunque rispetto per le persone e per le istituzioni.

9 agosto 2016

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