tratto da luigioliveri.blogspot.it

Anticorruzione: una giostra che non serve a fermare i delinquenti ma apre la caccia ai funzionari per mere responsabilità formali

 
La legge 190/2012 e l’insieme delle norme che la completano avrebbe dovuto rappresentare lo strumento per combattere in modo efficace la corruzione nella pubblica amministrazione.

I fatti, a distanza ormai da molti anni, dimostrano che come era facile prevedere l’impostazione solo burocratica delle regole anticorruzione:

1) non serve in alcun modo a prevenire il compimento dei reati (se non riescono le norme del codice penale a fare da deterrente, come potrebbero norme solo amministrative?);

2) ha creato un insieme immenso di adempimenti meri e beceri di stile esclusivamente burocratico;

3) ha costruito un sistema che invece di prevenire e sanzionare chi delinque, persegue solo i funzionari che a vario titolo sono chiamati ad adempiere alle migliaia di formalità richieste.

Una prova sola, tra le tante che potrebbero essere citate: la delibera dell’Anac sull’acquisizione del Cig, che minaccia tuoni e fulmini al responsabile del procedimento di appalto che non attivi il Cig entro 90 giorni dalla sua acquisizione. L’Anac perseguita i responsabili del procedimento; i corruttori veri, ovviamente, del Cig se ne infischiano allegramente e dalla vicenda non sono nemmeno sfiorati.

Del resto, può funzionare mai un sistema che nel Piano Nazionale Anticorruzione, come misura di contrasto ai rischi di corruzione nella fase di approvazione degli strumenti urbanistici propone la “motivazione puntuale delle decisioni di accoglimento delle osservazioni che modificano il 

piano adottato, con particolare riferimento agli impatti sul contesto ambientale,

paesaggistico e culturale“? Cioè, sarebbe una “misura anticorruzione” la banalissima e doverosa motivazione dei provvedimenti?

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