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04/09/2018 - gli acquerelli di Enrico Antonio Cameriere

i papaveri
I papaveri
Il respiro dei papaveri
si rincorreva lento,
nelle tiepide notti di maggio.
 
Rane lontane
facevano rimbalzare i loro sberleffi
su muti e neri stagni,
e la notte sbandava in un mondo diverso.
 
Profumi perduti
di  altri campi e altri mari;
essenze che ti riportavano indietro verso cose lontane
che sapevano di malva, di tiglio e di limone,
che sapevano di alba e di lavanda.
Dove siete, che io sono qui?
Dove siete, che io non dormo?
 
Lasciati sognare,
che io non ho fretta.
 
Latrati di cani selvaggi
che si strofinavano su cespugli di rosmarino
e incanti nascosti da un velo d’ebano e di luce
e foglie ocra e cremisi,
e angeli astuti dal cuore freddo
guardano dall’alto.
 
Dove siete, che non ho fretta?
 
Enrico Antonio  Cameriere
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Una frase per noi

Vi hanno detto che è bene vincere le battaglie? | Io vi assicuro che è anche bene soccombere, che le battaglie sono perdute nello stesso spirito in cui vengono vinte. || Io batto i tamburi per i morti, | per loro imbocco le trombe, suono la marcia più sonora e più gaia. || Gloria a quelli che sono caduti! | A quelli che persero in mare le navi di guerra! | A quelli che scomparvero in mare! A tutti i generali che persero battaglie, e a tutti gli eroi che furono vinti! | A gli infiniti eroi ignoti, eguali ai più sublimi eroi famosi.

Walt Whitman