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Il mio articolo pubblicato su #IlSole24Ore del 13 febbraio 2026 su #Tfs, #Tfr, #lavoro, #PA, #pensioni, #dignitร .
โMartedรฌ 10 febbraio la Corte costituzionale ha ascoltato le ragioni di migliaia di dipendenti pubblici costretti ad attendere fino a sette anni per ricevere il proprio Trattamento di Fine Servizio, con rateizzazioni fino a tre anni e senza rivalutazione. Un’attesa umiliante per chi ha dedicato una vita al servizio dello Stato. L’udienza pubblica, trasmessa in diretta sul sito della Consulta, ha messo a nudo una veritร scomoda: dietro la difesa dello status quo si nasconde non solo una questione di bilancio, ma qualcosa di piรน grave.
Non va dimenticato che la Corte รจ giร intervenuta piรน volte sulla materia, con le sentenze n. 159/2019 e n. 130/2023, senza che il legislatore abbia dato piena attuazione ai principi affermati. Di fronte a questo immobilismo, in udienza l’Inps รจ arrivato a suggerire persino nuovi rinvii, invocando tempi ulteriori per il Parlamento o ipotesi di interessi e rivalutazione solo dopo la prima rata, quasi che il diritto potesse essere riconosciuto a metร . ร un approccio che scarica ancora una volta sui lavoratori il costo dell’inerzia politica e amministrativa, trasformando un diritto certo in una promessa indefinita nel tempo.
Gli avvocati dell’Inps hanno paventato costi insostenibili – fino a 15,6 miliardi – per cancellare differimenti e rateizzazioni. Peccato che queste stime contrastino nettamente con quelli della Ragioneria generale dello Stato, che per una semplice riduzione di tre mesi della prima rata prevede un costo di 22 milioni e, pertanto, un costo annuo di soli 88 milioni. Ma ciรฒ che ha lasciato sgomenti รจ stato un passaggio rivelatore: secondo l’Istituto, pagare subito l’intera somma spingerebbe i neopensionati a “spendere di piรน” e a gestire male la liquidazione, citando studi sull “irrazionalitร umana” davanti alla Corte costituzionale.
ร questa l’offesa piรน profonda. Non si tratta di numeri contabili, ma di un pregiudizio inaccettabile verso cittadini che hanno versato contributi per decenni. Il Tfs non รจ un regalo: รจ un diritto maturato con il lavoro.
Sostenere che i pensionati pubblici non sappiano amministrare il frutto del proprio sacrificio รจ un’affermazione che ferisce la dignitร prima ancora che il portafoglio. E viene da un ente pubblico, non da un commentatore qualunque sui social. Merita una presa di posizione netta da parte dei vertici Inps.
La Consulta dovrร pronunciarsi entro pochi giorni. Auspichiamo che la sentenza n. 130/2023 venga finalmente attuata senza ulteriori rinvii, riaffermando un principio elementare: lo Stato non puรฒ trattare i propri dipendenti come creditori di serie B. ร finito il tempo delle giustificazioni. Serve rispetto per chi ha servito l’Italia con professionalitร e dedizione. Il Tfs รจ un debito dello Stato, non un optional da elargire con parsimonia. E la dignitร non si rateizza.โ
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https://ntplusentilocaliedilizia.ilsole24ore.com/art/il-tfs-non-e-elemosina-dignita-oltre-calcoli-dell-inps-AIc9SNPB

