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16/08/2019 - A rischio gli scuolabus gratuiti

tratto da ItaliaOggi del 15.08.2019
Il decreto che rimediava al pasticcio della Corte dei conti non ha ancora visto la luce 

A rischio gli scuolabus gratuiti

Il dl scuola potrebbe finire travolto dalla crisi di governo
di Francesco Cerisano
Anche i residenti nei piccoli comuni, e in particolare coloro che usufruiscono del servizio di scuolabus, potrebbero finire tra le vittime della crisi di governo. Nemmeno il tempo di tirare un sospiro di sollievo per la norma del decreto «Salvaprecari» (che consente ai municipi di assicurare il trasporto scolastico gratuitamente, a condizione che venga rispettato l'equilibrio di bilancio) e tutto rischia di tornare nuovamente in discussione. La ragione sta nel fatto che il decreto legge sulla scuola, varato dal cdm il 6 agosto scorso, è stato approvato con la formula «salvo intese» da palazzo Chigi, il che significa che la maggioranza ha dato un ok di massima al provvedimento ma non a un testo già definito. E infatti il decreto non è ancora stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e difficilmente potrà esserlo fino a quando i due ex alleati di governo non troveranno un accordo. Prima che la crisi deflagrasse in seguito alla decisione del Movimento 5 stelle di votare in senato contro la Tav a cui Matteo Salvini, leader della Lega, ha reagito ritenendo conclusa l'esperienza del governo gialloverde, il cronoprogramma dell'esecutivo sul dl scuola prevedeva il raggiungimento di un accordo sul testo e la successiva pubblicazione in G.U. entro il 28 agosto, ossia in tempo utile per l'inizio del prossimo anno scolastico. Lo aveva promesso il ministro dell'istruzione, il leghista Marco Bussetti, ma ora bisognerà fare i conti con un altro timing, quello della crisi che si aprirà il 20 agosto con le comunicazioni del presidente del consiglio Giuseppe Conte in senato.
Se, come proposto da Salvini l'altroieri in senato, il governo M5s-Lega proseguirà ancora per un po' (giusto il tempo di votare la legge di riforma costituzionale per il taglio dei parlamentari) ci potrebbero essere gli spiragli per licenziare un testo definitivo del decreto legge da inviare alla Gazzetta Ufficiale per la pubblicazione. A quel punto, anche se la crisi dovesse portare alla caduta del governo Conte e persino allo scioglimento delle camere, il disegno di legge di conversione del dl scuola potrebbe comunque essere approvato. Se invece anche l'ultimo tentativo di accordo a tempo tra M5s e Lega naufragherà, allora il decreto scuola, e con esso la norma sugli scuolabus, saranno destinati a morire prima di nascere. «Raggiunto il risultato avevamo detto che bisognava aspettare la pubblicazione del decreto e la sua conversione», osserva Marco Bussone, presidente dell'Uncem che con Anci e Anpci si era battuto per risolvere il pasticcio. «Ora rimaniamo sospesi e senza troppa fiducia, attendendo di capire che fine farà il governo. E anche il decreto scuola».
I termini del problema
A mettere in difficoltà i piccoli comuni intenzionati a offrire gratuitamente il trasporto scolastico alle famiglie è stata una delibera (n. 46/2019) della Corte conti del Piemonte (si veda ItaliaOggi del 26 luglio e del 6 agosto) che, rispondendo a una richiesta di chiarimenti del comune di Biandrate (No), aveva considerato il servizio di scuolabus un servizio a domanda individuale e non invece un servizio di trasporto pubblico locale. Con la conseguenza che i costi sarebbero dovuti ricadere integralmente sull'utenza.
La mobilitazione delle associazioni rappresentative dei comuni ha portato all'inserimento nel decreto legge della nuova norma (art. 5) che ora prevede che la quota di partecipazione diretta dovuta dalle famiglie per l'accesso ai servizi di trasporto scolastico possa essere, in ragione delle condizioni della famiglia e sulla base di delibera motivata, «inferiore ai costi sostenuti dall'ente locale per l'erogazione del servizio, o anche nulla». A condizione, come detto, che sia rispettato l'equilibrio di bilancio. Una boccata d'ossigeno per le famiglie residenti nei mini enti, che già vivono il disagio di risiedere in piccoli centri per di più montani.
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